In questo periodo di gran parlare di protezione della privacy e dei rischi dei social, ci si dimentica che c’è chi utilizza i Big Data per dare informazioni utili a migliorare la nostra vita.
È il caso delle applicazioni che monitorano gli impianti fotovoltaici e che allertano i gestori quando l’efficienza energetica diminuisce o non è al livello di quella dei vicini. App4solar, ad esempio, calcola quale può essere la produzione media a seconda delle caratteristiche dell’impianto, richiede che venga inserita periodicamente l’energia prodotta rilevata dal contatore e, grazie alla geolocalizzazione, confronta l’efficienza energetica di impianti limitrofi con medesime caratteristiche.
L’obiettivo non è certo quello di individuare il vincitore, ma di avvertire quando l’impianto ha qualche cosa che non funziona e che necessita manutenzione.
Anche Google con Project Sunroof analizza le dimensioni del tetto, le condizioni meteorologiche ed eventuali ostacoli per la luce, per poi fornire un responso sulla convenienza dell’impianto fotovoltaico. Purtroppo per ora ha mappato solo gli Stati Uniti.
Google, nell’ambito dello stesso progetto, aveva già dimostrato che i pannelli puliti correttamente rendono il doppio, dando risposta alle seguenti domande:
Google è partito dalla considerazione generale che come prima cosa è importante valutare l’inclinazione con la quale sono orientati i pannelli, perché questo determina il modo di posizionarsi dello sporco che varia a seconda della sua grandezza.
Particelle Big: sabbia, polvere e particelle tra 2,5 e 10 micron di diametro. Viaggiano a brevi distanze (per lo più fino a 150 metri) e sono fenomeni localizzati.
Particelle Piccole: inferiori a 2,5 micron (100 volte più sottili del capello umano). Sono le più leggere, rimangono in aria più a lungo, viaggiando molto più lontano. Si depositano sulle superfici nel tempo, soprattutto quando c’è umidità.
Mentre non ci sono differenze stagionali per rimuovere le particelle Big, per quelle Piccole il momento migliore per pulire i pannelli fotovoltaici è alla fine dell’inverno, quando se ne può eliminare una buona concentrazione prima dell’inizio della stagione calda e dell’aumento delle radiazioni solari.
Molti pensano poi che la pioggia pulisca.
In realtà oltre ad essere portatrice di altri depositi fa sì che lo sporco si accumuli in relazione a come sono posizionati i pannelli. Nei pannelli obliqui la pioggia agisce abbastanza bene salvo che fa sì che lo sporco si depositi negli angoli in basso. Nei pannelli orizzontali invece, l’accumulo di sporco è più omogeneo, ma la pioggia non scarica bene perché ostacolata dal telaio del pannello.
Questo vuol dire che lo sporco si può accumulare fino ad una profondità di 3 millimetri tra il telaio e il vetro del pannello solare. I risultati della ricerca hanno così portato Google a dichiarare che solo una pulizia di tipo professionale è in grado di mantenere in corretta efficienza i pannelli fotovoltaici e ha constatato che migliora ulteriormente le prestazioni del 12%.
L’ultimo consiglio che Google ci dà è quello di mantenere una certa regolarità degli interventi di pulizia e di effettuare un passaggio di pulizia straordinaria soprattutto dopo forti piogge o altri fenomeni atmosferici di forte intensità.
Per la pulizia dei pannelli solari esistono diverse macchine che rendono l’attività più semplice, veloce ed efficace.
Per trovare la tua macchina ideale:










